Pane, Orrore e Fantasia

Ina non credeva a queste scemenze, ma sua nonna stava apparecchiando di tutto punto e al centro della tavola aveva messo una grossa pagnotta ancora calda.

  • Ma che fai, nonna?
  • Quando si dorme per la prima volta in una casa, bisogna apparecchiare per i morti.
  • Quindi se stasera mi viene fame, la pagnotta non la posso mangiare perché è per i morti?

Lo sguardo ch’ebbe in risposta inquietò Ina.

  • Io ti ho avvisato, poi fai come vuoi.
  • Va bene, ma ora andiamo. Ti accompagno a casa.

Ina la riaccompagnò, Poi tornò nella sua nuova casa. Non appena entrò nel piccolo soggiorno fu investita dal profumo intenso del pane fresco. Chiuse a chiave la porta blindata e controllò che il grande finestrone fosse chiuso anch’esso: nonostante i suoi trent’anni, era la prima volta che dormiva da sola. E poi quei discorsi sui morti…

Dormì male Ina, forse il materasso nuovo, tutta la situazione era nuova per lei. L’indomani si svegliò alle sette. Le pantofole erano dove le aveva lasciate, indossò la vestaglia leggera. Entrò nel piccolo soggiorno e il primo capogiro la assalì non appena la vide: della pagnotta era rimasta solo una fetta.

Una scossa le attraversò la schiena. Con gli occhi cercò la porta blindata. Serrata. Il finestrone, pensò, è entrato qualcuno dal finestrone.

Il finestrone era chiuso. Ina lo aprì, uscì sul balcone. Poi si girò di nuovo verso il soggiorno e lo vide. Un nuovo capogiro la costrinse a indietreggiare, fino alla ringhiera.

  • Chi sei? – Ina non era sicura di aver parlato, non distingueva il detto dal pensato.
  • Questa pagnotta, un profumo da fare risuscitare i morti…

Il tono sognante della sua voce le provocò una nuova scarica elettrica.

Lo vide addentare l’ultimo pezzo di pane, quindi sparire. Un’allucinazione – pensò – è stata solo un’allucinazione.

Rientrò, esitante. Infatti nel soggiorno non c’era più nessuno.

Ma non c’era nemmeno la pagnotta.